C'era una volta
che ho sentito
in un'occasione
impegnato a vivere
proprio qui ed ora
mi venne in mente
che tutto è transitorio
nell’impermanenza qui
considerata come causa
da gran parte dell'umanità
per lamentarsi, piagnucolare
che provoca sofferenza
perché non girarlo
capovolgendola
usarla come causa
per una buona gioia
poiché sofferenza
è impermanente
anche passerà
facendo spazio
affinché sempre più
trovino la felicità
prima o poi
finirà anche lei
questa sofferenza
poiché la causa va
nelle due direzioni
impermanenza
al centro stesso
di visioni umane
sia triste o felice
o né l'una né l'altra
riguardo al passare
lasciar andare tutto
aprire dello spazio
per ciò che è qui
viene e se ne va
mai un vuoto
né triste
né felice
in silenzio
equanimità
visione reale
sii concentrato
vedi con i tuoi occhi
conosci direttamente
diligente, ardente
e risoluto
realizzato
qui e ora.
“Heartfelt tears of joy” – riesci a sentirle?
C'era una volta un saggio che rinunciò al suo punto di vista
Un uomo saggio … ragiona così: 'Se mi attengo ostinatamente al mio punto di vista “Qualcosa mi è accettabile, qualcosa non mi è accettabile” e affermo: “Solo questo è vero, tutto il resto è sbagliato,” allora potrei entrare in conflitto con gli altri due: con [colui] che sostiene la dottrina e il punto di vista “Tutto mi è accettabile” e con [colui] che sostiene la dottrina e il punto di vista “Nulla mi è accettabile.” Potrei scontrarmi con questi due, e quando c’è uno scontro, ci sono dispute; quando ci sono dispute, ci sono litigi; quando ci sono litigi, c’è irritazione.' Così, prevedendo per sé stesso scontri, dispute, litigi e irritazione, abbandona quel punto di vista e non ne adotta un altro. È così che avviene l’abbandono di questi punti di vista; è così che avviene la rinuncia a questi punti di vista.
— Majjhima Nikāya – the middle length discourses of the Buddha, tradotto dal pali da Bhikkhu Ñāṇamoli e Bhikkhu Bodhi — Dighanakha Sutta, 74.8, p. 605
C’era una volta all’inizio della primavera

